L'Orso Yoghi era un popolarissimo personaggio dei cartoni animati creato da Hanna-Barbera.
Hanna e Barbera per l'ideazione del personaggio di Yoghi, si ispirarono all'orso bruno che popola indisturbato nel bellissimo parco di Jellystone negli Stati Uniti, visitato ogni giorno da tantissimi turisti.
Yoghi è infatti un simpaticissimo orso bruno con un'intelligenza e un ingegno fuori dal comune.
Yoghi debuttò nel 1958 come personaggio secondario del Braccobaldo Show.
Ebbe subito un grande successo, in seguito al quale divenne un personaggio centrale dell'universo di Hanna & Barbera, tanto che nel gennaio del 1961 ebbe uno show tutto suo, intitolato L'Orso Yoghi.
Protagonista di innumerevoli cartoni animati dagli anni sessanta ai novanta, è stato anche il soggetto del film L'Orso Yoghi uscito in Italia il 14 gennaio 2011.
Yoghi vive nel parco immaginario di Jellystone (storpiatura del famoso Yellowstone) e lo accompagna il suo timido amico Bubu (Boo-boo in inglese), orso di color nocciola chiaro che indossa sempre un farfallino blu: rappresenta un po' la voce della coscienza di Yoghi e lo avverte delle possibili conseguenze delle sue azioni.
Gli si oppone il Ranger Smith.
Puntualmente dopo il risveglio dal suo letargo invernale, insieme al suo inseparabile amico Bubu, vanno alla caccia dei cestini della merenda dei turisti del parco di Jellystone, combinando una barca di guai e suscitando le ire del custode della zona, il ranger Smith.
Yoghi è un orso gioviale e sempre di buon umore, caratterizzato da un berretto verde e da una cravatta rossa, fa di tutto per trasgredire le severe regole del parco.
Yoghi è il leader, svampito e involontariamente spericolato; Bubu tenta di arginarlo con il suo senso pratico.
I cartoni animati di Yoghi hanno avuto successo anche grazie alla voce dei suoi doppiatori che ne caratterizzano la sua flemma e la sua tipica esclamazione ricorrente "Ha HaHaHa", quando gli viene in mente qualche idea geniale o qualche intuizione.
Come tutti i personaggi dei cartoni animati e dei fumetti che si rispettino, anche Yoghi ha una eterna innamorata, questa risponde al nome di Cindy, una orsetta dolce e romantica, innamoratissima di Yoghi.
Ma si sà che legare sentimentalmente uno spirito libero come Yoghi, preso dall
sue mille avventure è un'impresa molto ardua.
venerdì 26 agosto 2011
lunedì 22 agosto 2011
Ricordi da....Carosello
Solo Brooklyn è "la gomma del ponte".
Brooklyn la gomma del ponte è una marca di gomma da masticare (in lingua inglese: chewing-gum) prodotta dalla Perfetti dal 1969, tipica per la forma a lastrina delle gomme.
New York vista attraverso gli occhi di Carla Gravina. Inizia così la pubblicità della gomma da masticare Brooklyn.
La voce dello spot ricorda: "Ogni giorno Brooklyn è il ponte tra voi e la tranquillità.
E se non ricordate il nome dite "La gomma del ponte".
Nel 1946 i fratelli Perfetti portarono l’attività di famiglia ad una dimensione industriale fondando il Dolcificio Lombardo, un’azienda con 50 dipendenti che dopo pochi anni mutò nome in Perfetti SpA.
martedì 19 luglio 2011
Ricordi da....Paura
Profondo Rosso è un film del 1975 diretto da Dario Argento.
Profondo Rosso appresenta, secondo molti critici cinematografici e molti appassionati, il miglior film di Argento.
Fin dalla sua uscita nelle sale, la pellicola ebbe un ottimo successo di pubblico e, col passare degli anni, divenne un film di culto, grazie anche ai terrificanti effetti speciali, cui mise mano anche Carlo Rambaldi, e alla musica, composta dal pianista jazz Giorgio Gaslini con l'ausilio del gruppo rock progressive dei Goblin.
Una scena di tanti anni prima, in una antica casa viene commesso un delitto, sotto gli occhi terrorizzati di un bambino.
Anni dopo, un congresso di parapsicologia Helga Ulman è una sensitiva che afferma di poter sentire i pensieri degli altri.
Ma, proprio mentre sta parlando, incomincia ad urlare disperata: ha percepito pensieri maligni da una delle persone presenti in sala.
La notte stessa Helga viene uccisa; Marc (David Hemmings), pianista inglese che vive a Roma e abita nel suo stesso palazzo, assiste all'assassinio mentre, sotto casa, sta chiacchierando con l'amico Carlo (Gabriele Lavia).
Prova a soccorrere Helga, ma non c'è più nulla da fare mentre l'assassino si allontana nel suo impermeabile nero.
Marc, con l'aiuto di Gianna Brezzi (Daria Nicolodi), giovane giornalista dall'aria aggressiva e determinata, tenta di venire a capo di questa storia, ma l'assassino continua la sua "opera", in una serie di delitti che in apparenza non hanno alcun legame tra di loro ma in realtà fanno parte di un "piano" che, nella sua lucida follia, ha elaborato per eliminare le tracce di un delitto da lui stesso commesso molti anni prima.
La chiave di tutto è in un'inquietante villa abbandonata, dove Marc si recherà in cerca di qualcosa che lo aiuti a comprendere il senso di questa storia, che troverà in una stanza murata tanti anni prima, ma la verità non è quella che sembra.
Marc vede finalmente il killer.
Il suo volto è quello di Marta, la pazza madre di Carlo, che - quando quest'ultimo era ancora piccolo - aveva assassinato sotto i suoi occhi il padre, che voleva ricoverarla in clinica perché malata di mente.
Marta cerca di colpire Marc con una mannaia, finendo però incastrata nelle inferriate dell'ascensore, per colpa di un ciondolo di metallo con grossi elementi.
Il pianista preme allora il tasto per far scendere l'ascensore, e la donna rimane decapitata dalla sua stessa collana.
I titoli di coda, accompagnati dall'angosciante tema musicale, scorrono su una macchia rosso sangue, in cui si vede riflesso il volto del protagonista.
David Hemmings: Marcus Daly
Gabriele Lavia: Carlo
Macha Méril: Helga Ulmann
Daria Nicolodi: Gianna Brezzi
Eros Pagni: comm. Calcabrini
Giuliana Calandra: Amanda Righetti
Piero Mazzinghi: Bardi
Glauco Mauri: prof. Giordani
Clara Calamai: Marta (madre di Carlo)
Profondo Rosso appresenta, secondo molti critici cinematografici e molti appassionati, il miglior film di Argento.
Fin dalla sua uscita nelle sale, la pellicola ebbe un ottimo successo di pubblico e, col passare degli anni, divenne un film di culto, grazie anche ai terrificanti effetti speciali, cui mise mano anche Carlo Rambaldi, e alla musica, composta dal pianista jazz Giorgio Gaslini con l'ausilio del gruppo rock progressive dei Goblin.
Una scena di tanti anni prima, in una antica casa viene commesso un delitto, sotto gli occhi terrorizzati di un bambino.
Anni dopo, un congresso di parapsicologia Helga Ulman è una sensitiva che afferma di poter sentire i pensieri degli altri.
Ma, proprio mentre sta parlando, incomincia ad urlare disperata: ha percepito pensieri maligni da una delle persone presenti in sala.
La notte stessa Helga viene uccisa; Marc (David Hemmings), pianista inglese che vive a Roma e abita nel suo stesso palazzo, assiste all'assassinio mentre, sotto casa, sta chiacchierando con l'amico Carlo (Gabriele Lavia).
Prova a soccorrere Helga, ma non c'è più nulla da fare mentre l'assassino si allontana nel suo impermeabile nero.
Marc, con l'aiuto di Gianna Brezzi (Daria Nicolodi), giovane giornalista dall'aria aggressiva e determinata, tenta di venire a capo di questa storia, ma l'assassino continua la sua "opera", in una serie di delitti che in apparenza non hanno alcun legame tra di loro ma in realtà fanno parte di un "piano" che, nella sua lucida follia, ha elaborato per eliminare le tracce di un delitto da lui stesso commesso molti anni prima.
La chiave di tutto è in un'inquietante villa abbandonata, dove Marc si recherà in cerca di qualcosa che lo aiuti a comprendere il senso di questa storia, che troverà in una stanza murata tanti anni prima, ma la verità non è quella che sembra.
Marc vede finalmente il killer.
Il suo volto è quello di Marta, la pazza madre di Carlo, che - quando quest'ultimo era ancora piccolo - aveva assassinato sotto i suoi occhi il padre, che voleva ricoverarla in clinica perché malata di mente.
Marta cerca di colpire Marc con una mannaia, finendo però incastrata nelle inferriate dell'ascensore, per colpa di un ciondolo di metallo con grossi elementi.
Il pianista preme allora il tasto per far scendere l'ascensore, e la donna rimane decapitata dalla sua stessa collana.
I titoli di coda, accompagnati dall'angosciante tema musicale, scorrono su una macchia rosso sangue, in cui si vede riflesso il volto del protagonista.
David Hemmings: Marcus Daly
Gabriele Lavia: Carlo
Macha Méril: Helga Ulmann
Daria Nicolodi: Gianna Brezzi
Eros Pagni: comm. Calcabrini
Giuliana Calandra: Amanda Righetti
Piero Mazzinghi: Bardi
Glauco Mauri: prof. Giordani
Clara Calamai: Marta (madre di Carlo)
venerdì 8 luglio 2011
Ricordi da....Leggere
L'Intrepido è stata una rivista settimanale per ragazzi uscita ininterrottamente dal 1935 sino al 1998.
Nei primi anni di edizione, il giornale ospitava per lo più fumetti avventurosi italiani e stranieri, tra cui Dick l'Intrepido, che diede il titolo alla rivista.
Dagli anni cinquanta appaiono i primi fotoromanzi e le prime rubriche e pagine didattiche.
Dal 1963 prendono sempre più spazio le pagine dedicate allo sport, in particolare al calcio.
Celebri anche le pubblicità ospitate, dove fanno la comparsa i mitici occhiali a raggi x per vedere attraverso i vestiti.
Dagli anni settanta, l'Intrepido comincia sempre più a rivolgersi ad un pubblico giovane, in età adolescenziale o superiore, lasciando la fascia di età preadolescenziale al "cugino", Il Monello.
Nascono personaggi destinati ad avere un breve ma intenso successo, come Billy Bis, Lone Wolf e Ghibli.
Nel 1982 la testata cambia diventando Intrepido Sport e accentuando sempre più la commistione tra sport (soprattutto calcio) e fumetti, affidando il coordinamento della redazione sportiva all'ex direttore della Gazzetta dello Sport, Gualtiero Zanetti.
Arriva a vendere in media 700 mila copie.
Nel 1987 un cambio di formato lo trasforma in rivista a tutti gli effetti con sempre meno fumetti e sempre più sport.
Dal 1992 la svolta: gli ormai pochi fumetti hanno un taglio meno spensierato, i contenuti della rivista vengono giudicati "forti", tanto da far subire ad alcuni autori un processo per oltraggio alla morale
Nel 1994 diventa un mensile, poi un bimestrale, e sono gli ultimi tentativi di sopravvivenza fino alla definitiva chiusura nel 1998.
Nei primi anni di edizione, il giornale ospitava per lo più fumetti avventurosi italiani e stranieri, tra cui Dick l'Intrepido, che diede il titolo alla rivista.
Dagli anni cinquanta appaiono i primi fotoromanzi e le prime rubriche e pagine didattiche.
Dal 1963 prendono sempre più spazio le pagine dedicate allo sport, in particolare al calcio.
Celebri anche le pubblicità ospitate, dove fanno la comparsa i mitici occhiali a raggi x per vedere attraverso i vestiti.
Dagli anni settanta, l'Intrepido comincia sempre più a rivolgersi ad un pubblico giovane, in età adolescenziale o superiore, lasciando la fascia di età preadolescenziale al "cugino", Il Monello.
Nascono personaggi destinati ad avere un breve ma intenso successo, come Billy Bis, Lone Wolf e Ghibli.
Nel 1982 la testata cambia diventando Intrepido Sport e accentuando sempre più la commistione tra sport (soprattutto calcio) e fumetti, affidando il coordinamento della redazione sportiva all'ex direttore della Gazzetta dello Sport, Gualtiero Zanetti.
Arriva a vendere in media 700 mila copie.
Nel 1987 un cambio di formato lo trasforma in rivista a tutti gli effetti con sempre meno fumetti e sempre più sport.
Dal 1992 la svolta: gli ormai pochi fumetti hanno un taglio meno spensierato, i contenuti della rivista vengono giudicati "forti", tanto da far subire ad alcuni autori un processo per oltraggio alla morale
Nel 1994 diventa un mensile, poi un bimestrale, e sono gli ultimi tentativi di sopravvivenza fino alla definitiva chiusura nel 1998.
giovedì 30 giugno 2011
Ricordi da....Cartoni
Mototopo e Autogatto.
I cartoni animati di Mototopo e Autogatto ("Motormouse and Autocat" nell'originale americano) sono stati prodotti dalla ditta Hanna & Barbera nel 1970 e riscossero un notevole successo di pubblico soprattutto in Italia.
Si trattava del classico inseguimento fra il gatto e il topo, solo che questa volta lo facevano a bordo di due veicoli; da una parte Autogatto con le sue auto super tecnologiche, dall'altra Mototopo con la sua solita mini-moto stile Harley Davidson.
Autogatto era un geniale meccanico, che all'interno del suo garage, inventava delle macchine con dei supermotori, mentre Mototopo era un piccolo topolino che abitava in una tana all'interno del garage; era dotato di una piccola moto, e riusciva sempre a sfuggire al gatto meccanico che gli dava la caccia con le sue automobili sofisticate.
Questo perché Autogatto era tanto geniale quanto maldestro e le sue invenzioni gli si ritorcevano sempre contro, sia per la furbizia di Mototopo, che era sempre pronto ad intuire le mosse del suo avversario, sia perché non era in grado di manovrare la macchina, che sfuggiva sempre al suo controllo.
Gli episodi pur avendo avuto un unico tema, sono sempre stati divertenti e fantasiosi e non mancavano di stupire soprattutto il pubblico di giovanissimi.
I cartoni animati di Mototopo e Autogatto ("Motormouse and Autocat" nell'originale americano) sono stati prodotti dalla ditta Hanna & Barbera nel 1970 e riscossero un notevole successo di pubblico soprattutto in Italia.
Si trattava del classico inseguimento fra il gatto e il topo, solo che questa volta lo facevano a bordo di due veicoli; da una parte Autogatto con le sue auto super tecnologiche, dall'altra Mototopo con la sua solita mini-moto stile Harley Davidson.
Autogatto era un geniale meccanico, che all'interno del suo garage, inventava delle macchine con dei supermotori, mentre Mototopo era un piccolo topolino che abitava in una tana all'interno del garage; era dotato di una piccola moto, e riusciva sempre a sfuggire al gatto meccanico che gli dava la caccia con le sue automobili sofisticate.
Questo perché Autogatto era tanto geniale quanto maldestro e le sue invenzioni gli si ritorcevano sempre contro, sia per la furbizia di Mototopo, che era sempre pronto ad intuire le mosse del suo avversario, sia perché non era in grado di manovrare la macchina, che sfuggiva sempre al suo controllo.
Gli episodi pur avendo avuto un unico tema, sono sempre stati divertenti e fantasiosi e non mancavano di stupire soprattutto il pubblico di giovanissimi.
martedì 21 giugno 2011
Ricordi da....Merenda
L'indimenticabile merendina Ciu' Ciu' della Tettamanti era una merendina molto simile alla Fiesta ma molto più buona ed anche molto più ipocalorica.
Si dice che la ricetta originale sia stata smarrita ed anche colossi come Mulino Bianco, Nestle', Motta, Ferrero non siano più riusciti a riproporla.
Quando aprivi la merendina, lo strato di cacao rimaneva sempre attaccato alla confezione e quasi sempre si doveva intervenire con dita o lingua per recuperarlo .
Venivano anche regalati con le merendine il mitico pallone Super Tele e le figurine dei calciatori della Panini.
giovedì 16 giugno 2011
Ricordi da....Campioni
C'era una volta un uomo che improvvisamente dalla fame e dalla povertà sconfisse un elegante pugile italiano e divenne campione del mondo dei pesi medi.
Carlos Monzón (San Javier, 7 agosto 1942 – Los Cerrillos, 8 gennaio 1995) è stato un pugile argentino.
Carlos Monzon irruppe improvvisamente una sera di Novembre del 1970 sui teleschermi degli italiani dando una lezione di pugilato al campione in carica Nino Benvenuti, distruggendo in dodici round l'idolo del momento della nazione sportiva.
Fu l'inizio di una cavalcata fatta di quattordici difese del titolo tutte vittoriose, ottenute contro gente del calibro di Emile Griffith, "Mantequilla" Napoles, Tony LiCata, Bennie Briscoe, Jean Claude Bouttier campione francese battuto in un epico match nel tendone da circo fatto allestire dall'attore Alain Delon in quel di Parigi, fino all'ultimo vittorioso match contro Rodrigo Valdès.
Quindi il ritiro da campione del mondo il 30 agosto 1977.
La vita di Monzon fuori dal ring è la storia di tanti personaggi "maledetti" che non sono riusciti a sfuggire al proprio tragico destino.
Matrimoni tra colpi di pistola della sua seconda moglie tradita con la più famosa modella argentina di allora, Susana Jimenez, amanti famose come Ursula Andress e Natalie Delon, botte e litigate furiose che sfoceranno nell'omicido della sua terza moglie, la modella uruguaiana Alicia Muniz, scaraventata fuori dalla finestra della loro residenza a Mar del Plata nella notte di San Valentino del 1988.
Poi la galera con la condanna ad undici anni per quell'omicidio, la voglia di mettere la testa a posto, meritando poi diversi permessi di libera uscita.
Ma come obbedendo ad un copione già scritto altre volte per questo tipo di personaggi, l'otto gennaio del 1995 per Carlos Monzon suona l'ultimo gong.
Deve tornare in prigione da un permesso ed è in ritardo, spinge a manetta la sua automobile che però esce di strada e si ribalta, uccidendolo sul colpo insieme ad un suo amico.
Si chiude così in modo tragico la vita di un personaggio che nella sua fame di riscossa sociale non riuscì a sconfiggere con un k.o. i demoni che si portava dentro da sempre.
Fu campione mondiale dei pesi medi dal 1970 al 1977.
La International Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo.
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